venerdì 9 dicembre 2011

LA SEDICENNE DOVREBBBE ESSERE COSTRETTA AD ABORTIRE

Ho lasciato questo commento nel blog di Odifreddi
Ciò che ho scritto nel titolo può apparire a tutta prima inammissibile e inconcepibile. Ma non sembra. Mi è di aiuto quanto ha scritto Odifreddi. Ho ingrandito e posto in grassetto la frase più importante per giustificare il titolo.


Chi non è d’accordo con Odifreddi su questo tema non è capace si sostituire la ragione all’istinto e all’emozione. Nessuno ha chiesto di nascere. La vita non è un dono, come sogliono dire gli imbecilli. Infatti manca il ricevente. O è forse il ricevente uno dei 200-300 milioni di spermatozoi di una eiaculazione che corrono verso l’ovulo per suicidarsi tutti meno uno (qualche volta più di uno in caso di parto gemellare)? Finiamola con questi luoghi comuni, stronzate (Harry G. Frankfurt, Stronzate, Rizzoli 2005).
LA SEDICENNE DOVREBBBE ESSERE COSTRETTA AD ABORTIRE
La sedicenne (recidiva) vuole tenersi il figlio. Cazzi suoi. Io, se fossi il padre di questa sconsiderata, la ripudierei per sempre cacciandola di casa. Che si arrangi. Nasciamo tutti come condannati a morte. Maledetti quei due che mi hanno fatto nascere, ponendomi in lista di attesa della morte, cioè del ritorno nel nulla. Mi sarei risparmiato l’esperienza della morte. E ai credenti dico che l’aborto è una fabbrica di anime beate. Disse infatti Giovanni Paolo II (Evangelium vitae), rivolgendosi alle donne che avevano abortito, che i loro mancati figli erano stati accolti nella gloria di Dio. Meglio allora essere abortiti. Si evita l’esperienza della morte e si acquisisce la beatitudine eterna. Meglio se mia madre mi avesse abortito. La cosa più giusta che abbia fatto nella vita è di essere riuscito a convincre una partner ad abortire. Non fu colpa mia. Insistette lei in un giorno pericoloso e si spaccò il preservativo. Ora, secondo Giovanni Paolo II io avrei un figlio nella gloria di Dio. E questo figlio ogni giorno mi ringrazia dal “Cielo” per non averlo fatto nascere.
Le donne si mettano in testa una cosa, che non si nasce dall’amore, perché non si può avere amore per chi non esiste. Fanno figli per loro egoismo, per sentirsi realizzate come donne. Hanno l’utero e lo vogliono riempire almeno una volta. Solo per gli animali non umani la vita ha un senso perché non si pongono la domanda “che senso ha la vita?”. “La fine dell’umanità non sarebbe una tragedia, ma la fine di una tragedia” (Peter Wesel Zapffe, Sul Tragico).


Per una procreazione responsabile

A Trento un interessante conflitto ha opposto una sedicenne incinta e i suoi genitori. Lei vorrebbe tenere il figlio concepito con un albanese. Loro si sono rivolti al tribunale per farla abortire (di nuovo, visto che la ragazza è recidiva). Ma ill giudice ha negato l’imposizione dell’intervento, perché per la nostra legislazione l’aborto è un diritto (limitato), ma non un dovere.

Naturalmente, non si può pretendere molto di diverso, in un paese in cui la politica famigliare è ispirata a valori predicati da eunuchi che si rifanno agli insegnamenti di una “famiglia” in cui tutti i membri (padre, madre e figlio) erano vergini.

Ma in un paese ideale e razionale, cosa ci si potrebbe aspettare? Una procreazione responsabile richiederebbe anzitutto e sopratutto la considerazione e la difesa del diritti dei nascituri. Diritti che includono quelli enunciati in teoria dalla Costituzione: salute, istruzione, lavoro. Ma anche quelli rivendicati in pratica da chiunque: benessere, felicità, autorealizzazione.

In mancanza di adeguate prospettive che rendano l’adempimento di queste condizioni se non certe, cosa ovviamente impossibile da assicurare, almeno probabili e prevedibili, i tribunali dovrebbero intervenire per impedire la procreazione. Anzitutto, in maniera preventiva, forzando all’uso di anticoncezionali. E poi, quando la prevenzione avesse fallito, imponendo la cessazione della gravidanza.

Le problematiche sollevate dal caso di Trento, in altre parole, non hanno nulla a che vedere col fatto che la madre sia minorenne, o che il padre sia extracomunitario, o che i due non siano sposati. La procreazione responsabile è un dovere civile e sociale anche, e soprattutto, dei cittadini adulti sposati. E uno stato degno di questo nome dovrebbe vigilare affinché essa fo

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